13 giugno 2026

Dieci domande ai sacerdoti della Fraternità San Pio X

 

13 giugno 2026, S. Antonio di Padova

 

Mons. Tissier de Mallerais (FSSPX) per anni a capo della
Commissione San Carlo Borromeo per gli annullamenti matrimoniali

 

Cari confratelli, a prescindere dalle consacrazioni episcopali annunciate per il primo luglio prossimo su cui questa rivista si è già espressa in La Fraternità San Pio X chiede di mantenere l’accordo pratico bergogliano, formuliamo, nello spirito di trasparenza dottrinale spesso evocato e per cercare di fugare le ambiguità di posizione che non possono essere intrattenute né in un senso, né nell’altro, dieci semplici domande alle quali vi chiediamo di rispondere. All’accusa di tenere una posizione o quantomeno una pratica da scisma o da setta ciascuno di voi potrà replicare anche pubblicamente su questa rivista o altrove, potrà rispondere alle questioni dei propri fedeli, se necessario prendendo le distanze da quella che finora è stata la posizione preponderante nella FSSPX. Posizione che finora ha di fatto determinato le scelte anche in materia di accordo - o meglio di mancato accordo - con Roma.

 

1)  La Fraternità San Pio X ha istituito la Commissione San Carlo Borromeo che istruisce autonomamente processi di validità matrimoniale e procede all’annullamento dei matrimoni, sulla base di quale potere di giurisdizione compie tali “annullamenti matrimoniali”? Quando Mons. Tissier, che di tale commissione era a capo, affermava che tali “annullamenti” equivalgono alla « terza istanza della Rota » cosa voleva dire? Che a tale Commissione si attribuisce la stessa autorità del Papa?

 

2)  La Fraternità San Pio X non mescola le ostie consacrate dai propri sacerdoti con quelle consacrate col rito di Paolo VI, non distribuisce le ostie presenti nei tabernacoli qualora tali particole fossero state consacrate con la Messa di Paolo VI e viceversa, qualora si trovasse a celebrare in chiese offerte dall’autorità ecclesiastica, non lascia nei tabernacoli le ostie consacrate dai propri sacerdoti e le porta via con sé o le consuma. La ragione teologico-dottrinale di tale comportamento pratico qual è? Esistono due tipi di presenza reale, una per le ostie consacrate dalla Fraternità San Pio X ed un’altra per le ostie non consacrate da sacerdoti di detta Fraternità? Esiste una speciale “presenza reale da Messa di Paolo VI” che causerebbe problemi eucaristici? Oppure dubitate della presenza reale nelle chiese che non sono della Fraternità al punto che l’abbé Puga (professore di morale a Ecône ) insegnava ai seminaristi che la genuflessione nelle chiese che non fossero della Fraternità San Pio X va fatta non semplicemente, ma con riserva, ovvero dicendo mentalmente « mi genufletto sotto condizione che veramente il Santissimo Sacramento sia presente »?

Oppure c’è un’altra teoria eucaristica non descritta qui sopra? In tal caso potreste spiegarla?