11 febbraio 2017

O il bavaglio o il bastone?

Obliquamente…   

11 febbraio 2017, Festa della Madonna di Lourdes

 
San Gregorio Magno: “La Chiesa preferisce morire che tacere

Sarà la Nuova Misericordia, ma sta di fatto che nelle “periferie”, anche devastate dal terremoto, ci arrivano, dalla Curia Romana (che sarebbe in grande riforma), prospettive di parziali sanzioni. Tali procedure, tali eventuali punizioni si aggiungono alle minacce di cui abbiamo già parlato; e - si noti - ripetutamente hanno fatto subito seguito a domande “scomode” poste in questa sede.

Vedremo gli sviluppi, rimettendoci alle disposizioni e ai segnali della Provvidenza. Notiamo soltanto, oltre alle suddette reiterate concomitanze, che per un verso ne saremmo addolorati. E dire di questi aspetti “non ci importa, non chiediamo, rifiutiamo di principio”, ci sembrerebbe inclinare (se fosse detto sinceramente) allo spirito scismatico e non essere secondo lo spirito cattolico. Naturalmente, il pragmatismo non coglierà molto queste distinzioni; ma il pragmatismo (anche quando si mescola all’ideologismo) afferisce non al pensiero cattolico, ma al pensiero liberale. D’altra parte non possiamo in coscienza accettare la logica della rinuncia a parlare, anche di verità scomode, per paura di bastonate oblique. Non sarebbe questo un silenzio di coscienza, di mutate circostanze, ma - anche adducendo tutti i pretesti che si vuole - un conformarsi opportunista: i cui nefasti effetti, diretti e collaterali, sono ampiamente illustrati dalla storia, e anche in questa rivista.

Intendiamo pertanto continuare a sostenerci a vicenda, a dedicarci alla preghiera (attività particolarmente importante in questi tempi di grande tribolazione), ma anche a fare degli studi e a proseguire quella critica costruttiva che nel 2006 ci venne detto essere, da un Cardinale e - povera continuità - a nome del Sommo Pontefice, un prezioso servizio alla Chiesa.

“Parla Signore il Tuo servitore ti ascolta”


La Redazione di Disputationes Theologicae

Associazione Chierici “San Gregorio Magno

31 gennaio 2017

Lettera aperta a Mons. Pozzo


31 gennaio 2017, San Giovanni Bosco


                                                                        
A Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Guido Pozzo
Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”

Camerino - 15 gennaio 2017, San Paolo eremita


Eccellenza Reverendissima,

come anticipato da questa rivista il 3 settembre u. s., ci rivolgiamo a Vostra Eccellenza con la presente lettera aperta, nello spirito di quella “parresia” che sentiamo tanto lodare, anche in alto loco. Nell’intervista a Zenit dell’8 aprile 2016 Vostra Eccellenza affermava a proposito di un prospettato accordo con la FSSPX: “Le difficoltà sollevate dalla FSSPX circa le questioni del rapporto Stato-Chiesa e della libertà religiosa, della pratica dell’ecumenismo e del dialogo con le religioni non cristiane, di alcuni aspetti della riforma liturgica e della sua applicazione concreta, rimangono oggetto di discussione e di chiarificazione, ma non costituiscono ostacolo per il riconoscimento canonico e giuridico della FSSPX”. Tuttavia, all’IBP Vostra Eccellenza aveva rivolto, o dato l’idea di rivolgere, massicce richieste, non in evidente sintonia con tali aperture, cfr. il famoso “Documento Pozzo” rivolto all’Istituto del Buon Pastore il 23 marzo 2012 (riservato, ma ormai di fatto pubblico) e le Sue conferenze al medesimo Istituto del 4 aprile 2014, il cui contenuto si chiedeva venisse assimilato in Seminario da seminaristi e docenti: “Il Concilio Vaticano II: rinnovamento in continuità con la Tradizione” e “Sacerdozio ministeriale, liturgia ed altre questioni particolari”, entrambe riprese da Disputationes Theologicae il 15 novembre 2014. Quindi, ponendo un’istanza di chiarezza, chiediamo all’Eccellenza Vostra: tali richieste, fatte all’IBP e verso le quali noi di Disputationes Theologicae e della Associazione Chierici San Gregorio Magno abbiamo cercato di essere rispettosi e costruttivi, ma che nella situazione attuale non ci sentiamo di fare pienamente nostre, valgono anche per l’accordo proposto alla FSSPX ? E in caso di negativa: perché ?


Proni al bacio del Sacro Anello.

La Redazione di Disputationes Theologicae

Associazione Chierici San Gregorio Magno

21 dicembre 2016

Immigrazione e ordine nella carità

L'"accoglienza" indiscriminata è la negazione dell'amore di Dio


21 dicembre 2016, San Tommaso Apostolo


Raffaello, San Leone Magno coi Santi Pietro e Paolo ferma gli Unni

“Obbligo d’accoglienza” dello straniero a qualsiasi costo anche contro il bene comune. E’ il nuovo dogma, non rivelato da Dio, ma propagandato pressoché senza distinzioni da tutte le centrali del potere massonico. E’ evidente che un cuore cristiano, potendolo, presta soccorso a chi si trova in grave difficoltà, ma la “religione dell’uomo” - che sembra ormai aver conquistato la quasi totalità dei presidi cattolici - impone quello dell’accoglienza come un “imperativo categorico” al quale si può solo “obbedire”. Quasi non è lecito riflettere alle circostanze e all’opportunità di talune azioni che ufficialmente si presentano come caritative, sotto pena di “scomunica mediatica”. Nolite cogitare.

Lo smarrimento è poi alimentato dalle dichiarazioni di certe autorità ecclesiastiche che spesso propagandano la confusione, predicando come dottrina cattolica concetti che sembrano piuttosto i frutti maturi del peggior mondialismo che non della dottrina di Gesù Cristo.

Intorno alla singolare tipologia d’immigrazione dei nostri giorni si aprono certo più questioni, che partono dal serio discernimento sulla natura di questi flussi, all’aiuto doveroso verso i fratelli, in primis verso i cristiani d’Oriente; dalla necessità, per alcune realtà precise, di un possibile sostegno in loco - anche militare -, alla seria valutazione della presenza tra gli immigrati di molti lupi vestiti d’agnelli. Né è da dimenticare la questione fondamentale che ruota attorno alla nozione di “sovranità”, specie davanti a quella che si profila essere una vera e propria  “immigrazione di sostituzione”. Di qui il problema di determinare se la questione vada trattata sotto il profilo della mascherata invasione (più o meno islamica e più o meno violenta) - ed in quel caso la trattazione imporrebbe una prospettiva di analisi sulla liceità di far ricorso alla violenza per respingere la violenza, fino alla trattazione della guerra giusta - oppure se la questione sia solo relativa a quella che oggi con enfasi si chiama “accoglienza” e che si vorrebbe un’emanazione alla carità cristiana.

Su quest’ultimo punto concentreremo l’attenzione in quest’articolo, senza escludere di trattare del giusto ricorso alla forza in un successivo intervento. Appare infatti urgente fare dapprima chiarezza su un punto tra i più esposti alla contraffazione : l’esercizio (ordinato) della carità cristiana.

Dopo un breve suggerimento di buon senso ai governanti, tratto dalla riflessione scolastica, ripercorreremo rapidamente alcune indicazioni sull’esercizio della carità ordinata, date da San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae, particolarmente nella questione 26 della Secunda Secundae, per cercare di trarne qualche conclusione anche d’ordine pratico. Qual è infatti l’esercizio della vera carità in materia d’immigrazione?     


La presenza di stranieri in patria, una semplice riflessione sulla scorta di Aristotele

Prima di entrare in materia di virtù soprannaturali e particolarmente di “carità ordinata” è utile riproporre un breve passaggio del De Regno, che ha il merito di chiarire in poche righe la problematica dal punto di vista naturale. Nel XIII secolo la questione degli stranieri, sebbene non diversa nella sostanza, si poneva in altra forma e nel citato opuscolo San Tommaso, consigliando i governanti, dà indicazioni al re su come debba comportarsi in merito alla “presenza di stranieri”, che all’epoca era impersonata principalmente da commercianti. La questione di fondo è se la moltitudine di stranieri è un bene o un male per la Civitas [1].

3 novembre 2016

Notizie dalla Comunità San Gregorio Magno dopo il terremoto di Camerino e Norcia


3 novembre 2016, nell’Ottava dei Santi

Domenica scorsa, le Sante Messe della Comunità dette all'aria aperta



Molti amici e lettori ci hanno scritto o hanno cercato di contattarci a seguito delle scosse di terremoto che hanno distrutto o gravemente danneggiato tanti edifici della nostra regione. Grazie anzitutto a quanti hanno avuto questo pensiero e stanno già pregando per noi, per tutta la popolazione colpita e per questa terra. Non potendo raggiungere ciascuno singolarmente diamo alcune informazioni sul nostro sito e proporremo qualche riflessione di carattere più generale perché “non si muove foglia che Dio non voglia” e perché sappiamo anche che Dio parla con gli avvenimenti. 

Le scosse tra Camerino e Norcia sono state violente e continuano, l’ultima stamattina di magnitudo 4.8 con epicentro a meno di venti chilometri da noi, all’una di notte ha svegliato e impaurito anche chi dormiva in macchina o nelle tende. Già l’evento della mattina di Domenica scorsa aveva incrementato i danni della scossa del 26 ottobre e ne aveva causati di nuovi, il ripetersi dei movimenti tellurici causa nuovi crolli e fa sì che non ci siano posti veramente sicuri. Nel mondo di oggi in cui l’uomo quasi si crede Dio, si sperimenta l’impotenza della creatura e le certezze mondane si sgretolano. Letteralmente.

A Camerino si venera da sempre come protettrice dai terremoti l’icona miracolosa di Santa Maria in Via, ed anche stavolta l’intercessione della Madonna ci ha protetto. Non ci sono state vittime, noi siamo tutti illesi e l’edificio che utilizzava la Comunità per il momento non ha subito gravi danni e può in parte essere utile come punto d’appoggio per chi abita vicino e, avendo la casa lesionata, non può entrarci nemmeno per prendere un caffè.

7 ottobre 2016

Un Rosario per Roma

7 ottobre 2016, Madonna del Rosario Regina delle Vittorie


Primo ottobre 2016. Quattro chiese assaltate a Roma. Nella foto la profanazione di San Vitale.


Il Santo Padre (…) attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino” (Dalla parte rivelata de Terzo Segreto di Fatima).


La recita frequente del Rosario o di una parte di esso per la preservazione della santa città di Roma. Il 7 ottobre 1571 il Cielo benediceva le preghiere del Papa e salvava la Cristianità dall’Islam, la mattina del 7 ottobre 2016 un fulmine dal cielo colpiva la Cupola della Basilica di S. Pietro. Un segno dei tempi?


Vede, padre, la Santissima Vergine ha voluto dare, in questa fine dei tempi in cui viviamo, una nuova efficacia alla recita del Santo Rosario. Ella ha talmente rinforzato la sua efficacia, che non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o, soprattutto, spirituale, nella vita privata di ognuno di noi, o in quella delle nostre famiglie, delle famiglie del mondo, delle comunità religiose o addirittura nella vita dei popoli e delle nazioni che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario. Non c’è problema, vi dico, per quanto difficile, che non possa essere risolto dalla recita del Santo Rosario.


Con il Santo Rosario ci salveremo, ci santificheremo, consoleremo il nostro Signore e otterremo la salvezza di molte anime” (Suor Lucia al Padre Fuentes).


Invitiamo tutti ad unirsi in una “catena” di preghiere per Roma.


Gesù mio misericordia per Roma.


La Redazione di Disputationes Theologicae

                                                       

3 settembre 2016

Mons. Fellay e il ruolo della Fraternità bergogliana

Verso la “legittimazione reciproca”?

 3 settembre 2016, San Pio X



Nella scorsa primavera ci sono state due notizie di grande rilevanza ecclesiale che hanno avuto, come giusto, la nostra prioritaria attenzione: l’Esortazione “Amoris Laetitia” e le dichiarazioni esplicative sulla rinuncia di Sua Santità Benedetto XVI. In questa primavera tuttavia c’è stato un altro avvenimento meritevole di riflessione: il nuovo incontro tra Mons. Fellay, Superiore Generale della FSSPX e Papa Bergoglio. Alcuni recentissimi sviluppi sono stati resi noti tra fine luglio e inizio agosto da un’intervista a Mons. Pozzo, il quale ha dichiarato a proposito della Prelatura personale: “Mons. Fellay ha accettato questa proposta, anche se alcuni dettagli saranno chiariti nei prossimi mesi[1]. Mons. Fellay “ha risposto” il 24 agosto scorso, parlando non della Prelatura, ma dell’Ordinariato personale: “Roma ci offre una nuova struttura. A capo di essa, un Vescovo. Questo Vescovo, scelto dal Papa, tra tre nomi proposti dalla Fraternità e proveniente dai suoi membri. Tale Vescovo avrà autorità sui preti, sui religiosi […] e sui fedeli. Tutti i sacramenti; i fedeli che appartengono a questa struttura avranno tutti i sacramenti dei preti della Fraternità. Tutti i sacramenti, compreso il matrimonio. […] E’ come una superdiocesi, indipendente dai Vescovi locali”. Mons. Fellay aggiunge che se non ha ancora firmato è “perché voglio essere sicuro che tutto ciò sia vero, non ho il diritto di condurvi in un sogno[2]. Insomma c’è una ragione molto “pratica” da valutare, prima di entrare nel “sogno”.

A parte il coup de théâtre - che può nascondere anche, e non sarebbe la prima volta, un gioco al rialzo durante la trattativa ancora aperta - notiamo che la proposta non è poi tanto “nuova”. Si tratta infatti più o meno delle stesse cose in cantiere già dai tempi del Card. Castrillon e che erano state riproposte solo pochi anni fa, ma che non potevano essere accettate per ragioni di principio: l’accordo pratico senza conversione di Roma è “impossibile ed inconcepibile” infatti “è chiaro che noi non firmeremo accordi  se le cose non sono risolte a livello dei principi[3]. Dall’intollerabile accordo “pratico” (come dicevano, noi parlavamo di “canonico”) sarebbe derivata una svalutazione della gravità dell’odierno problema dottrinale per fini “pratici” e sarebbe di fatto passata un’idea di malsano pluralismo e non la ricercata correzione dei principi della crisi (cfr. Accordo Roma-Ecône. Abbiamo scherzato?). Diceva il Superiore della FSSPX: “Finché non si affronteranno i principi, le conseguenze continueranno ineluttabilmente. Devo dire che per ora Roma non sembra voler risalire ai principi (…) E’ semplicissimo: finché Roma resta su tale posizione [ecumenismo e libertà religiosa, di cui il prelato aveva appena parlato], non è possibile nessun accordo[4]. Eravamo sotto Benedetto XVI.

Ed oggi invece – come alcuni lettori ci hanno scritto – “al tempo dei due papi”, dopo una più che controversa rinuncia al Soglio, proprio mentre le ombre sulla Chiesa s’ispessiscono, mentre il ciclone modernista si fa più aggressivo, tanto sul terreno ecumenista che sul fronte dell’accesso ai Sacramenti e della famiglia stessa (temi sui quali lo stesso mons. Fellay aveva dato atto a S.S. Giovanni Paolo II di non aver ceduto), proprio oggi la FSSPX fa capire che quell’accordo che ieri era “impossibile prima della conversione di Roma” e della “fine della crisi dottrinale”, è diventato non solo “concepibile” e “possibile”, ma anche un tale “sogno” che…“non si poteva immaginare nulla di meglio[5]. Ma che è successo? Una “conversione di Roma” di cui forse non siamo al corrente? Che vuol dire Mons. Fellay quando ci dice che oggi (è il 24 agosto 2016!), se il Vaticano fa una simile offerta, è perché: “Vuole il bene della Tradizione, vuole che la Tradizione si sviluppi nella Chiesa[6]? Sono davvero parole sue? Sta parlando seriamente oppure continua i suoi scherzi come ormai da più di dieci anni? Già nel 2012 avevamo scritto che forse Mons. Fellay in fondo, in fondo è un buontempone…(cfr. Accordo (pratico) Roma-Ecône. Avevano davvero scherzato). 

Oppure - anche se l’accordo non dovesse concludersi nell’immediato - c’è solo uno scambio di cortesie con Papa Francesco, che circa un paio di mesi fa, poco dopo aver pubblicato Amoris Laetitia, in polemica con i prelati fedeli a Familiaris Consortio eppure in piena trattativa con la Fraternità San Pio X, aveva avuto anche lui delle parole d’elogio: “Mons. Fellay è un uomo con cui si può dialogare […]. Stiamo dialogando bene, stiamo facendo un buon lavoro[7]. Frase simpatica anch’essa, che tra l’altro sembra indicare le simpatie (nel senso greco di sympatheia) romane; non scordiamo che c’è in ballo anche la scelta dell’eventuale futuro Capo dell’Ordinariato...

Ricordiamo però che quando Campos fece l’accordo, Mons. Fellay lo condannò subito, dicendo che potevano sì esprimersi come volevano, ma non c’era una sola ratifica della posizione tradizionale, si trattava piuttosto di una “legittimazione reciproca” e non del “bene della Chiesa universale” che perseguiva invece la Fraternità.

Questa rivista non condivide affatto la condotta poi tenuta da Mons. Rifan, ma in che modo la “legittimazione reciproca” non ci sarebbe oggi? Quando l’accordo lo fanno gli altri è cattivo, quando lo fa Mons. Fellay è buono? Mons. Fellay ha per anni mosso un’obiezione non disprezzabile all’accordo, ovvero che con l’accordo sarebbe passato il messaggio per cui il problema principale od unico è la questione della posizione disciplinare o delle “autorizzazioni” date ad alcuni, invece della questione primaria e capitale: la crisi dottrinale nella Chiesa. La condotta ondivaga di Mons. Fellay, con trattative che durano da anni, con le sue dichiarazioni tanto contraddittorie quanto incalzanti - “mai faremo l’accordo”/“forse faremo l’accordo” - non ha forse concentrato l’attenzione proprio sulla questione che, a suo dire, doveva rimanere del tutto secondaria rispetto alla dottrina e alla necessaria preventiva “conversione di Roma”? Perché Mons. Fellay ha tenuto e tiene una condotta che contraddice molte delle sue affermazioni, che contraddice la solenne dichiarazione del Capitolo del 2006, la quale ha condotto a ripetute e plurime divisioni? Di quante spaccature è stata fonte quest’ambiguità? Chi, ascoltando le parole di Mons. Fellay e non condividendole, ha preso un’altra strada, chi condivise allora quelle parole ed ora sente affermare l’esatto contrario dalla stessa bocca, senza alcun chiarimento. Nelle rotture e scissioni dolorose si scorda troppo la responsabilità delle posizioni ambigue dell’autorità, che si vorrebbero risolvere solo con l’imposizione cieca delle proprie condotte contraddittorie, usando magari il bastone e le minacce...o la carota…

Può mons. Fellay, se davvero ha creduto a quel che diceva solennemente e se non si trattava solo di dichiarazioni “politiche”, dare delle vere spiegazioni, anziché glissare, eludendo il senso delle obiezioni? O forse i maltrattati “accordisti” di dieci-quindici anni fa, o meglio i membri di spirito romano, avevano anch’essi delle ragioni molto serie nelle loro preoccupazioni? Altrimenti perché sembra aver cambiato idea? Non ritiene Mons. Fellay, vista la confusione e le divisioni, che sarebbe molto opportuno che si facesse da parte? Non sarebbe anche la volon di Mons. Lefebvre nel 1988, che - quando l'accordo intercorso con Roma prevedeva di consacrare un solo Vescovo - aveva designato un candidato diverso?

Questo discorso tuttavia non sarebbe completo se si omettesse l’altra faccia della stessa medaglia: l’ostinata condotta di Roma nei confronti di Ecône. Quando mons. Lefebvre chiedeva umilmente l’accordo, Roma era dura con Ecône; quando mons. Lefebvre manifestava di rifiutare l’accordo, Roma sembrava corrergli dietro, proponendogli un aumento delle concessioni. Condotta che, oltre ad essere correa del citato atteggiamento politicante, ha concorso negli anni ad alimentarlo.
Per questo motivo, in continuità con molti nostri articoli precedenti, in un nostro prossimo editoriale pubblicheremo la nostra lettera aperta a Mons. Pozzo, e l’eventuale risposta del prelato, disponibili ad affrontare - come stiamo facendo - eventuali ritorsioni, ancorché dietro le quinte.      

La Redazione di Disputationes Theologicae



[1] Julius Müller-Meiningen, Seid gehorsam-bitte!, in Christ & Welt supplemento alla rivista Die Zeit 32 (2016).
[2] Mons. Bernard Fellay, Conferenza a Wanganui (Nuova Zelanda) del 24 agosto 2016.
[3] Mons. Bernard Fellay in Fideliter n. 171, maggio-giugno 2006, pp. 40-41.
[4] Mons. Fellay citato nell’editoriale di Don Marco Nély, in La Tradizione Cattolica, n.2 (62) – 2006, p. 4.
[5] Mons. Bernard Fellay, Conferenza a Wanganui (Nuova Zelanda) del 24 agosto 2016.
[6] Ibidem.
[7] Guillaume Goubert, et Sébastien Maillard, Pape François : « nous sommes sortis différents du Synode », in La Croix 16 maggio 2016.