19 ottobre 2026

Come, quando e perché recitare il Santo Rosario

 Consigli spirituali e pratici sulla preghiera più raccomandata

 

Mese di Ottobre 2026

Luca Giordano, la Madonna consegna il Rosario a San Domenico



Suor Lucia di Fatima scriveva in una lettera del 16 settembre 1970:

“Il Rosario è l’orazione dei poveri e dei ricchi, dei sapienti e degli ignoranti; portar via alle anime questa devozione sarebbe come portar via loro il pane spirituale di ogni giorno. Il Rosario alimenta la piccola fiamma della fede che ancora non si è spenta del tutto in molte coscienze. Anche per quelle anime che pregano senza meditare. Il semplice atto di prendere la corona per pregare è già un ricordo di Dio, del soprannaturale. Il semplice ricordo dei misteri di ogni decade sostiene nelle anime il lucignolo ancora fumigante. Perciò il demonio gli ha fatto tanta guerra! Il peggio è che è riuscito ad illudere e ad ingannare anime piene di responsabilità per la carica che occupano! ...sono ciechi!...”

Questa frase andrebbe meditata e riletta più volte, perché riassume il buon senso cattolico nel pregare, nell’agire, nel mettere in guardia. In guardia anche da certe “anime piene di responsabilità per la carica che occupano” che non raccomandano il Rosario, quando un sacerdote (o anche più su di lui) non raccomanda il Santo Rosario è un “cieco” e come tale una persona che sarebbe rischioso seguire. Quando un’anima non prende più in mano la corona del Rosario la sua fede si sta probabilmente raffreddando, ecco perché il demonio “fa tanta guerra”. Ma può far guerra a questa grande preghiera anche presentandola come buona, ma troppo lunga o difficile, per questo non è inutile offrire alcuni rimedi pratici perché essa si diffonda e nessuno tema di prendere in mano la corona del Rosario anche se per recitarne soltanto una parte.

I nostri sono tempi di smarrimento e di incertezza, ma si diffonde anche una incoraggiante volontà di recupero dell’identità cattolica, a volte però, essendo un po’ pecore senza pastore, c’è il rischio del disordine anche nel riprendere le cose buone. In questa come in tutte le pratiche liturgiche o di preghiera, vale la regola della fedeltà alla tradizione anche “pratica” dei nostri antenati. Vi sono ad esempio legittimi usi locali, e lodevolmente vanno serbati, ma laddove sono storicamente diffusi, senza, ad esempio, mischiare troppo pratiche della Francia in Italia o dell’Italia in Francia, e senza aggiungere bizzarrie o devozioni troppo personali, che sono da lasciare ad altri momenti della giornata, dando invece al Rosario il più possibile una dimensione quasi di preghiera pubblica, quindi codificata. Fattore che faciliterà che gli altri si uniscano senza problemi alla preghiera perché essa è patrimonio comune. Un criterio classico è quello di dire che se i nostri nonni dovessero esser presenti, dovrebbero poter riconoscere in noi quello stesso modo di pregare che la saggezza dei secoli aveva stratificato ed anche adattato (in ciò che è adattabile) alle diverse mentalità locali.

Diamo su richiesta dei lettori un condensato dell’uso che era invalso a Roma, pur riconoscendo la bontà di altre maniere che però hanno la loro ragion d’essere solo se veramente documentate storicamente.

In Pratica:

Un Rosario completo è classicamente composto da quindici decine di Ave Maria, sul modello dei salmi, legate da quindici misteri che nel Rosario si contemplano (nell’ordine: gaudiosi, dolorosi. gloriosi, una successione che corrisponde alla sequenza spirituale della vita cristiana). Comunemente se ne recita una terza parte (ordinariamente, quando si parla di “un rosario” o meglio “una corona” si intende la terza parte del rosario intero). Importante è sapere che si possono recitare anche soltanto alcune decine, anche una singola decina. O che è possibile separare le decine (ad es. dividendole in vari momenti della giornata, a seconda della disponibilità di tempo).  Si può recitare ovunque, in viaggio, mentre si guida, mentre si lavora.

La corrispondenza fra le tre serie di misteri e i giorni della settimana è una divisione puramente indicativa (per motivi e occasioni particolari si può, con criterio, regolarsi diversamente). Conviene imparare a memoria giorni e misteri.

Solitamente si recita a parti distinte: metà chi lo guida e metà tutti gli altri. Non è invece una pratica tradizionale, ma apparsa recentemente e da non incoraggiare, quella di far dire ogni tanto alla Guida la seconda parte delle preghiere dell’Ave e del Pater, perché crea tra l’altro un’inversione dei ruoli inopportuna ed inutili confusioni.

Ovviamente quando si recita da soli la suddivisione viene meno.

La posizione del corpo dipende dalla possibilità, si può certo recitarlo tutto in ginocchio, specie se si è davanti al Santissimo Sacramento, ma si può recitare anche in piedi, camminando o iniziare più devotamente la prima parte (in ginocchio o in piedi) per poi sedersi durante le altre decine. Tradizionalmente ci si inginocchia almeno alla fine per la recita del Salve Regina, delle Litanie Lauretane e della preghiera per le Indulgenze, come in uso nelle chiese d’Italia.

Le nostre nonne, lo tenevano sempre sul comodino, ricordandoci che si può prendere in mano anche prima d’addormentarsi, aggiungendo alla giornata qualche decina anche distesi prima del sonno.

Si può recitare in latino o in italiano, mentre tradizionalmente i misteri erano sempre detti in italiano, uso pastorale che è da mantenere per una preghiera che deve restare semplice ed accessibile a tutti anche con le sue formule mnemoniche collaudate dai secoli.

La regola d’oro è sempre quella, lo ripetiamo, che se i nostri nonni dovessero assistervi non si ritroverebbero spaesati, ma si sentirebbero “a casa propria”.

Come va ricordato che la lunghezza eccessiva di alcune pratiche liturgiche o paraliturgiche, tra l’altro insistendo troppo sulla personale devozione più che sull’efficacia intrinseca della preghiera, non incoraggia i nuovi e non invita alla perseveranza coloro che vi hanno già dimestichezza. Mentre questa preghiera merita diffusione e confidenza da parte di tutti.

“Vede, padre, la Santissima Vergine ha voluto dare, in questa fine dei tempi in cui viviamo, una nuova efficacia alla recita del Santo Rosario. Ella ha talmente rinforzato la sua efficacia, che non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o, soprattutto, spirituale, nella vita privata di ognuno di noi, o in quella delle nostre famiglie, delle famiglie del mondo, delle comunità religiose o addirittura nella vita dei popoli e delle nazioni che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario. Non c’è problema, vi dico, per quanto difficile, che non possa essere risolto dalla recita del Santo Rosario. Con il Santo Rosario ci salveremo, ci santificheremo, consoleremo Nostro Signore e otterremo la salvezza di molte anime” (tratto dal Colloquio di Suor Lucia con il padre Fuentes).

Così si inizia prendendo in mano la corona, baciandola e segnandosi con essa:

Guida  - Deus in adiutorium meum intende (o in italiano) O Dio vieni a salvarmi  

Tutti rispondono  - Domine ad adiuvandum me festina (o in italiano) Signore vieni presto in mio aiuto

Guida - Gloria Patri…(o in italiano) Gloria al Padre…

Tutti rispondono - Sicut erat… (o in italiano) Come era nel principio…

Guida - Gesù mio…

Tutti rispondono - …perdonate le nostre colpe preservateci dal fuoco dell’inferno, portate in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose delle Vostra misericordia.

Guida - Nel primo (secondo, terzo, quarto, quinto) Mistero gaudioso (o doloroso o glorioso) si contempla…

Misteri gaudiosi (lunedì e giovedì)

  • Primo: L’annunzio dell’Angelo a Maria Vergine
  • Secondo: La visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta
  • Terzo : La nascita di Gesù Bambino nella grotta di Betlemme
  • Quarto: La Presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme
  • Quinto: La disputa di Gesù coi Dottori

Misteri dolorosi (martedì e venerdì)

  • Primo: L’orazione di Gesù nell’Orto degli Ulivi
  • Secondo: La flagellazione di Gesù alla colonna
  • Terzo: Gesù coronato di spine
  • Quarto: Il viaggio di Gesù al Monte Calvario portando la Croce
  • Quinto: La Crocifissione, Morte e Sepoltura di Nostro Signore Gesù Cristo

Misteri gloriosi (mercoledì, sabato e domenica)

  • Primo: La Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo
  • Secondo: L’Ascensione di Gesù al Cielo
  • Terzo: La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e Maria Vergine
  • Quarto: L’Assunzione di Maria Vergine in Cielo
  • Quinto: L’Incoronazione di Maria Vergine Regina del Cielo e della terra nella gloria degli Angeli e dei Santi

Una volta che la Guida ha enunciato il mistero da contemplare si aggiunge un Pater:

Guida - Pater noster… (o in italiano) Padre Nostro….

Tutti rispondono - Panem nostrum quotidianum… (o in italiano) Dacci oggi il nostro pane quotidiano…

E si recita dieci volte l’Ave Maria:

Guida - Ave Maria, gratia plena… (o in italiano) Ave Maria, piena di grazia…

Tutti rispondono -  Santa Maria, Mater Dei… (o in italiano) Santa Maria, Madre di Dio…

Alla fine delle dieci Ave Maria si aggiunge il Gloria

Guida - Gloria Patri… (o in italiano) Gloria al Padre…

Tutti rispondono - Sicut erat in principio… (o in italiano) Come era nel principio…

Così per ciascuno dei cinque misteri, alle fine dei quali ci si mette in ginocchio per la recita del Salve Regina e delle Litanie Lauretane

Guida- Salve Regina… (o in italiano) Salve Regina…

Tutti rispondono - Mater Misericordiae… (o in italiano) Madre di misericordia…

Alla fine delle Litanie Lauretane si aggiunge:

Guida - Secondo le intenzioni del Sommo Pontefice per l’acquisto delle sante indulgenze, seguite da un Pater Ave et Gloria recitati come sopra per la prima parte dalla Guida e per la seconda parte da Tutti i presenti.

Si possono aggiungere delle brevi preghiere a questo punto per eventuali necessità o ricorrenze speciali, con le raccomandazioni fatte sopra e ci si segna.

 

La Comunità “San Gregorio Magno”